Il progetto codice Azuni

Il tema della governance di Internet è oggetto di attenzione da parte dei policy makers di tutto il mondo.

Per assicurare il necessario supporto tecnico ai lavori del Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione, in Italia nel novembre 2009 è stato istituito un Gruppo, cui partecipano rappresentanti del mondo della ricerca, dell’università e delle imprese, oltre che di amministrazioni pubbliche.

Occuparsi oggi della governance di Internet significa adoperarsi per garantire uno sviluppo continuo e democratico della Rete. Solo così il potenziale di crescita economica e culturale che essa può esprimere potrà realizzarsi fino in fondo, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona.

In tale prospettiva, si è ritenuto opportuno avviare con questo primo documento (“versione Beta”) un dibattito, avente come scopo la raccolta delle opinioni e dei punti di vista di tutti coloro che intendono partecipare a questo processo.

È solo il primo passo di un percorso di confronto e di condivisione di idee all’interno di spazi di analisi per molti versi ancora inesplorati, per affrontare i quali è necessario un approccio bottom-up.

Nel ringraziarvi fin d’ora per i contributi, si dà appuntamento a settembre per fare il punto su quanto sarà emerso da ciò che ci si augura sia una vivace e proficua discussione.

I componenti del Gruppo di Lavoro:

  • Gianluigi Benedetti, Ministero per la PA e l’innovazione
  • Anna Ceci, Ministero per la PA e l’innovazione
  • Juan Carlos De Martin, Politecnico di Torino
  • Giorgio De Rita, DigitPA
  • Davide Giacalone, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione
  • Domenico Laforenza, CNR – Istituto di Informatica e Telematica
  • Claudio Lenoci, ILO – BIT (Ufficio per l’Italia)
  • Alessandro Mameli, SSPA
  • Simonetta Marsigliesi, Ministero per la PA e l’innovazione
  • Michel Martone, Università degli Studi di Teramo
  • Massimo Melica, Centro Studi Informatica Giuridica ITALIA
  • Carlo Mochi Sismondi, Forum PA
  • Antonio Palmieri, Camera dei Deputati
  • Renata Pavlov, Ministero per la PA e l’innovazione
  • Stefano Quintarelli, Eximia s.r.l.
  • Vincenzo Raffaelli, CNR
  • Pasquale Lucio Scandizzo, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”
  • Giovanni Tria, SSPA
  • Stefano Trumpy, CNR – Istituto di Informatica e Telematica
  • Renzo Turatto, Ministero per la PA e l’innovazione
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14 commenti per Il progetto codice Azuni

  • Matteo

    l’iniziativa è davvero lodevole, rivoluzionaria se comparata alla media italiana. I complimenti di cuore sono d’obbligo, in un Paese dove si vedono di rado iniziative di vero progresso sociale, di politica condivisa. In bocca al lupo!
    Un appunto, però, è altrettanto doveroso: leggendo l’elenco dei partecipanti, colmo di professionisti encomiabili, spicca una carenza, vale a dire la mancanza di interlocutori del mondo imprenditoriale privato (i veri attori della Web industry: dove sono i rappresentanti di Google, Yahoo!, MSN, Facebook, Wikipedia?) ed i cosiddetti “utenti”, quantomeno da scegliersi meritocraticamente fra blogger e commentatori di maggior successo e/o esperienza. Bottom-up, appunto.

  • Il primo problema è che dall’elenco delle questioni da affrontare manca una delle più importanti: il superamento del digital divide.
    In un paese:
    - dove la banda larga non raggiunge molte località
    - nel quale la diffusione della cultura informatica (a partire dalla classe dirigente) soffre di un ritardo ventennale
    - secondo i dati ITU ultimo nella diffusione della rete broadband tra le prime 30 economie del mondo,
    la prima questione da affrontare è quella della diffusione della cultura della rete (a partire dalle scuole e dalla PA) e della rimozione degli ostacoli di connettività (xDSL) e normativi (v. legge “Pisanu”) che impediscono al nostro paese di raggiungere i livelli medi di utilizzo europei.

  • lobo

    internet si governa da sola, ci sono gia’ organismi sovranazionali che la regolano e non c’e’ bisogno che qualcosa di istituzionale ci dia un codice di comportamento.

    Signor Brunetta, o chi per lui (visto che sicuramente c’e’ qualche imprenditore dietro a tutta sta fanfara) giu’ le mani dalla rete. Pensi a ridurre le auto blu e i privilegi di pochi, e il bottom-up lo lasci dov’e’ che poi si infila in posti non consoni

  • Gianluca

    Premessa: su internet ci trovi di tutto, quello che non serve in maggioranza…

    1) E’ necessario raccogliere le informazioni in “contenitori” ben specifici, e dividere lo “svago” dalla “professione”, non è possibile che per ricerche di tematiche lavorative si debbano ricevere un 60% di risultati non pertinenti, blog, forum, donne nude e pubblicità ingannevoli.

    2) Le strutture pubbliche dovrebbero uniformare i loro servizi verso l’esterno con sistemi omogenei ed essere obbligate a pubblicare quante più informazioni possibili e a stare al passo con i tempi. Non è pensabile che nel 2010 per l’iscrizione di un bambino ad una mensa si debba portare manualmente l’iscrizione al comune o che per visionare una multa fatta con l’autovelox si debba ricevere un fax perchè la polizia municipale non ha (o non sa usare ) uno scanner!! Basta FAX!

    3) creare portali (gestiti dalle PA) che riuniscono DEFINITIVAMENTE la domanda e l’offerta, per esempio D/O di lavoro. Ancora oggi ci sono aziende che si lamentano di non trovare figure professionali e di affidarsi a studi privati che “bombardano” di mail liste di destinatari. Le aziende e chi cerca lavoro devono avere un unico “autorevole” punto di riferimento

    4) creare un sistema che dia ascolto ai cittadini. Dare la possibilità di segnalare anomalie, illeciti o avere informazioni. Spesso o chiami al telefono e li prendi per sfinimento, o ricevere una risposta via mail è impossibile… ci vorrebbe qualcosa come hanno i callcenter, un ticket che viene portato avanti dalla domanda del cliente fino alla sua evasione

    Spero vivamente di veder nascere qualcosa di sensato!!

    Saluti a tutti

  • Ritengo l’iniziativa lodevole. Ho letto i commenti perplessi e arrabbiati in home page e qui ritorna sempre il solito vecchio discorso della lamentela e dello sbagliare a prescindere: “Sbagli se fai, sbagli se non fai”.
    Mi auguro che oltre a una “chiamata alle armi” da parte del ministero, quanto emergerà sia effettivamente preso in considerazione nel momento in cui verrà redatta la proposta.
    Comunque, complimenti al Ministero per l’iniziativa e, vorrei far notare, uno dei pochi siti studiati non in stile PA dove, normalmente, devi fare registrazioni lunghissime per poter accedere alle aree…

  • Dal Pino Pier Luigi

    Accolgo molto favorevolmente questa iniziativa che rappresenta un momento unico per avviare una discussione costruttiva, che mi auguro sia il più possibile collegiale e condivisa. Occasione che può portarci al Forum Internazionale con una posizione di rilievo che auspico sia a forte valore nazionale nel garantire alcuni diritti fondamentali su cui si basa il futuro della rete. Una posizione forte sulla neutralità e la libertà della rete, il diritto alla privacy, la sicurezza delle reti in primis per i minori (vedi social network) ed il fondamentale diritto alla difesa della proprietà intellettuale anche attraverso le nuove forme di protezione digitale e di licenza.

    • Codice Azuni
      Nell’agosto del 2010 il ministro per l’Innovazione Renato Brunetta offre agli italiani la proposta di un Codice Azuni per la Rete. Lo fa attraverso un sito, http://www.azunicode.it, con l’obiettivo di scandagliare gli umori dei cittadini sul tema e raccogliere pareri e informazioni. La proposta si basa sul report di un gruppo di lavoro “che non rappresenta le posizioni del governo”, ma che riepilogando la storia dell’Igf ne riporta i temi trattati finora.
      Una proposta meritoria quindi, visto che punta a coinvolgere i cittadini, ma insufficiente nel metodo e nel merito.
      Le prime criticità della proposta stanno nella tempistica. La consultazione dura solo 30 giorni, è basata su una mailing list chiusa e moderata, si svolge nel periodo di agosto in cui due italiani su tre sono lontani da un computer.
      La consultazione non ha un output definito. Si dice che la proposta serve a creare una tassonomia delle problematiche e delle best practices relative a Internet, ma non si capisce come verrà assemblata e utilizzata la parte offerta dai cittadini e se costituirà o meno la base della posizione italiana da portare in ambito internazionale e segnatamente a Vilnius in settembre.
      La proposta sarebbe frutto di un tavolo di lavoro riunito dal novembre 2009, di cui nessuno ha mai saputo niente, costituito per la maggior parte da soggetti governativi, ben dieci, un solo parlamentare, della maggioranza, un solo imprenditore, tre professori universitari, non i più noti sul tema, un paio di esperti indipendenti e del Cnr. Con l’esclusione di tutti i soggetti che avevano nei 5 anni precedenti contribuito a definire la proposta italiana di una rete aperta presso le Nazioni Unite, e segnatamente marcata dall’assenza del portabandiera italiano, Stefano Rodotà e dai molti gruppi di interesse italiani Altroconsumo, Free Hadware Foundation, ISOC, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, AIIP, Amnesty International, Wikimedia, Alcei ed altri. Più grave ancora la mancata e piena rappresentanza del Parlamento che attraverso le sue cariche più elevate (presidente Gianfranco Fini il 16 marzo 2010), si è ultimamente espressa a favore di una tutela piena del “diritto a Internet”.
      La proposta inoltre, non tiene conto del lavoro importante avviato dalla costituzione dell’Igf Italia, il chapter italiano dell’Internet Governance Forum, nato su raccomandazione della Commissione Europea anche in altri paesi come Francia e Inghilterra. Qualsiasi proposta in assenza del contributo di questo organismo di coordinamento degli stakholder italiani, nato a Cagliari nell’ottobre 2008 che ha già tre incontri all’attivo (Cagliari, Roma, Pisa) e che si incontrerà di nuovo a Roma il 29 e 30 novembre 2010, appare una proposta monca, difettosa di esperienze, voci e pluralismo che ne dovrebbero costituire la missione istituzionale.
      Sul merito, la proposta del Codice Azuni, nasce vecchia: i problemi e le criticità di Internet sono noti: assenza di infrastrutture, censura, privacy ridotta, costi elevati di connettivtà, digital divide. Inoltre azzera il lavoro fatto dagli italiani negli ultimi sei anni sotto governi diversi, ma perchè non riporta nessuno dei principi condivisi che sono ormai patrimonio dell’Igf e che sono precipitati nell’accordo Italia-Brasile: il rispetto della privacy e la protezione dei dati, la libertà d’espressione, l’accesso universale, la network neutrality, l’interoperabilità di dati e applicazioni, l’accesso globale a tutti i nodi della rete, l’uso di standard aperti e liberi, l’accesso pubblico alla conoscenza, il diritto a innovare e il rispetto dei princii del mercato, alla libera concorrenza online e i diritti dei consumatori in generale. Cioè tutte le cose che fanno di Internet la grande piattaforma di scambi e opinioni che è diventata negli anni.

  • Giancarlo

    Non penso che si possa partire con la proposta: “… iniziate a sparare idee.. poi noi, in base alle convenienze, economiche, politiche, di rendita di posizione, di prestigio internazionale, di quelle che avete enunciato le proponiamo o le escludiamo…”

    Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla nuova Agenda europea del digitale: 2015.eu

    A me piacerebbe avere una sintesi di ciò che pensano negli altri paesi gli altri policy makers sull’argomento.
    A seguito di questo si possono fare aggiunte, approvare o dissentire dalle idee altrui, inoltre diviene chiaro a tutti come si muove il mondo e non solo gli italiani.

    Mi consenta Sig. Ministro, ma non posso fare a meno di fare una critica: l’assenza di alcuni player fondamentali, già richiamati dal Sig. Matteo a cui aggiungo anche le associazioni professionali della categoria, mi lasciano molto perplesso sulla partecipazione “decisionale” oltre che consultiva degli “internet stakeholder”.
    Buon lavoro.

  • Alessandro

    Le RFC mi sembrano uno strumento sufficiente funzionante ed efficiente… e soprattutto senza pretesti visto che in fondo sono “Request for Comments”

    buon Internet a tutti

  • [...] 2009 il Ministro Brunetta ha aperto un tavolo Ministeriale cui partecipano rappresentanti del mondo della ricerca, dell’università e delle imprese, oltre [...]

  • [...] Quintarelli, che partecipa al tavolo di lavoro del progetto, spiega: L‘idea è di iniziare a fare una raccolta di contributi dal basso per [...]

  • [...] e adottati, su i quali è fondata la Giurisprudenza Mercantile“. I Brunetta’s Boy (qui l’elenco) parlano invece degli usi e costumi di Internet. E così, mentre sono anni che si [...]

  • [...] 2009 il Ministro Brunetta ha aperto un tavolo Ministeriale cui partecipano rappresentanti del mondo della ricerca, dell’università e delle imprese, oltre [...]

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