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	<title>Commenti a: Home</title>
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	<description>Per una governance di Internet</description>
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		<title>Di: carlo fugagnoli</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-1168</link>
		<dc:creator>carlo fugagnoli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 17:06:03 +0000</pubDate>
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		<description>finalmente sono riuscito ad avere una connessione decente via ponte radio ma non devo ringraziare di certo il governo di questo. ma di qualche privato che ha tirato fuori qualche euro che ha fatto un ivestimento spero che almeno riesca a rimanere aperto per qualche tempo .non siamo piu in folle come avevo scritto qualche tempo fà abbiamo messo per adesso la prima grazie stel di ferrara</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>finalmente sono riuscito ad avere una connessione decente via ponte radio ma non devo ringraziare di certo il governo di questo. ma di qualche privato che ha tirato fuori qualche euro che ha fatto un ivestimento spero che almeno riesca a rimanere aperto per qualche tempo .non siamo piu in folle come avevo scritto qualche tempo fà abbiamo messo per adesso la prima grazie stel di ferrara</p>
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		<title>Di: roberto dadda</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-212</link>
		<dc:creator>roberto dadda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 19:25:56 +0000</pubDate>
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		<description>Sono veramente stupefatto!  Qualche tempo fa sono intervenuto su questo sito con critiche espresse in modo molto garbato e costruttivo e mi è stato risposto  “che lei criticasse lo avevamo già dato per scontato”.

Qualcuno ha anche affermato, era un amministratore e di conseguenza parla a nome del sito e della iniziativa, che io non sono intervenuto in modo garbato.

Ebbene sono di nuovo a chiedervi come possa una iniziativa ministeriale trattare in questo modo uno dei cittadini cui si rivolge e come possa avere la incredibile impudenza di non rispondere a legittime domande.

roberto dadda</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono veramente stupefatto!  Qualche tempo fa sono intervenuto su questo sito con critiche espresse in modo molto garbato e costruttivo e mi è stato risposto  “che lei criticasse lo avevamo già dato per scontato”.</p>
<p>Qualcuno ha anche affermato, era un amministratore e di conseguenza parla a nome del sito e della iniziativa, che io non sono intervenuto in modo garbato.</p>
<p>Ebbene sono di nuovo a chiedervi come possa una iniziativa ministeriale trattare in questo modo uno dei cittadini cui si rivolge e come possa avere la incredibile impudenza di non rispondere a legittime domande.</p>
<p>roberto dadda</p>
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		<title>Di: Codice Azuni: &#8216;ndò stai??? &#124; Il Blog di Stefano Epifani</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-210</link>
		<dc:creator>Codice Azuni: &#8216;ndò stai??? &#124; Il Blog di Stefano Epifani</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 10:14:34 +0000</pubDate>
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		<description>[...] contributo riportato (neanche di quelli inviati) su quella che impropriamente è stata definita &#8220;mailing list&#8221;, che doveva raccogliere [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] contributo riportato (neanche di quelli inviati) su quella che impropriamente è stata definita &#8220;mailing list&#8221;, che doveva raccogliere [...]</p>
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		<title>Di: Arturo Di Corinto</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-209</link>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 21:10:22 +0000</pubDate>
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		<description>Costa Rican Constitutional Court declares Internet Access essential to
the exercise of fundamental rights. http://is.gd/f2bFX</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Costa Rican Constitutional Court declares Internet Access essential to<br />
the exercise of fundamental rights. <a href="http://is.gd/f2bFX" rel="nofollow">http://is.gd/f2bFX</a></p>
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		<title>Di: Arturo Di Corinto</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-207</link>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:50:55 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;Italia è tra gli ultimi paesi in Europa per diffusione di Internet. Il Governo e gli oligopoli delle telecomunicazioni pensano di affrontare il problema posando nuovi cavi e incentivando la diffusione della banda larga. Ma non può funzionare. I motivi sono molteplici. Il primo è che nonostante le intenzioni dichiarate i grandi player non hanno intenzione di portare la rete veloce dove non è profittevole, come in certe zone montane dove non hanno certezza dei ritorni in termini di numeri e abbonamenti; il secondo è che i grandi player pur di bloccare potenziali competitor fanno blocco a livello europeo e italiano per impedire la diffusione di servizi concorrenziali ai loro, come nel caso della telefonia via Internet (Skype), che abbatterebbe i costi per gli utenti finali e ridurrebbe i loro introiti. Una situazione che fino a pochi giorni fa era nota solo agli esperti, ma che da oggi non è più così. Grazie a Wikileaks, un sito che, come dice, il nome, si occupa di far “trapelare” e quindi rendere pubbliche tutte le iniziative top secret di stati e governi. Wikileaks ha diffuso in rete un documento - stilato dal consulente del governo Francesco Caio - che tracciando le linee di intervento per lo sviluppo della rete di telefonia fissa e mobile facendo leva sulla diffusione della banda larga, denuncia il pessimo stato della rete in Italia e l&#039;esclusione dall&#039;internet veloce del 12 per cento degli italiani ma anche il bluff di tanta ingannevole pubblicità che vorrebbe gli operatori offrire Adsl velocissime, ma che si impallano appena provi a scaricare le foto di matrimonio del tuo migliore amico.
Sicuramente, come suggerisce il rapporto Caio, l&#039;implementazione di reti di nuova generazione, l&#039;ammodernamento della rete esistente, l&#039;uso di tecnologie come il Wi-Max possono contribuire a risolvere il problema ma in assenza di una governance efficace della rete l&#039;Italia sarà sempre agli ultimi posti. In particolare perchè Internet, la piattaforma che oggi abilita la fruizione di servizi digitali è un&#039;infrastruttura a rischio di virus, spamming, interruzioni fisiche, aumento dei nodi e sovraccarico funzionale.Per intervenire su questa fragilità La Commissione Europea ha proposto il famoso pacchetto Telecom, che però è stato bocciato dal Parlamento perchè rischiava di creare nuove povertà digitali e di favorire i soliti noti, senza dare alcuna garanzia di sviluppo, né di concorrenza né di inclusione sociale. Occorre un nuovo quadro regolatorio allora, è necessario investire sulla diffusione della banda larga di sicuro, ma non basterebbe comunque a ridurre il digital divide nel Belpaese. dove il divario è di tipo culturale, generazionale, cognitivo, di genere.
E da questo punto di vista non si può fare a meno di pensare al dato macroscopico che ogni linguista ha in mente. Cioè il fatto che in Italia c&#039;è qualcosa come il 36,5% di analfabetismo funzionale (media UE : 14,9%) : persone che a fatica riescono a leggere i titoli dei giornali e a scrivere il proprio nome cognome e indirizzo e che alla Poste hanno bisogno dell&#039;aiuto degli impiegati per mandare una raccomandata.
Quindi è vero che i problemi sono infrastrutturali, ma il quadro regolatorio e le politiche attive di alfabetizzazione alla rete sono assai importanti. Ora, lasciamo perdere il fatto che certe fortune politiche sarebbero inconcepibili senza questo dato. E&#039; comunque evidente che queste persone difficilmente si metteranno in casa un attrezzo dotato di tastiera QWERTY, per accedere a un mondo dove le cose si cercano scrivendo delle parole. Insomma, non basta parlare del sottosviluppo di Internet in Italia, senza parlare dell&#039;analfabetismo funzionale degli italiani. E su questo a parte la riduzione dell&#039;offerta formativa universitaria, il numero degli insegnanti nella scuola primaria e l&#039;obbligo di mettere il grembiule, non c&#039;è uno straccio di proposta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è tra gli ultimi paesi in Europa per diffusione di Internet. Il Governo e gli oligopoli delle telecomunicazioni pensano di affrontare il problema posando nuovi cavi e incentivando la diffusione della banda larga. Ma non può funzionare. I motivi sono molteplici. Il primo è che nonostante le intenzioni dichiarate i grandi player non hanno intenzione di portare la rete veloce dove non è profittevole, come in certe zone montane dove non hanno certezza dei ritorni in termini di numeri e abbonamenti; il secondo è che i grandi player pur di bloccare potenziali competitor fanno blocco a livello europeo e italiano per impedire la diffusione di servizi concorrenziali ai loro, come nel caso della telefonia via Internet (Skype), che abbatterebbe i costi per gli utenti finali e ridurrebbe i loro introiti. Una situazione che fino a pochi giorni fa era nota solo agli esperti, ma che da oggi non è più così. Grazie a Wikileaks, un sito che, come dice, il nome, si occupa di far “trapelare” e quindi rendere pubbliche tutte le iniziative top secret di stati e governi. Wikileaks ha diffuso in rete un documento &#8211; stilato dal consulente del governo Francesco Caio &#8211; che tracciando le linee di intervento per lo sviluppo della rete di telefonia fissa e mobile facendo leva sulla diffusione della banda larga, denuncia il pessimo stato della rete in Italia e l&#8217;esclusione dall&#8217;internet veloce del 12 per cento degli italiani ma anche il bluff di tanta ingannevole pubblicità che vorrebbe gli operatori offrire Adsl velocissime, ma che si impallano appena provi a scaricare le foto di matrimonio del tuo migliore amico.<br />
Sicuramente, come suggerisce il rapporto Caio, l&#8217;implementazione di reti di nuova generazione, l&#8217;ammodernamento della rete esistente, l&#8217;uso di tecnologie come il Wi-Max possono contribuire a risolvere il problema ma in assenza di una governance efficace della rete l&#8217;Italia sarà sempre agli ultimi posti. In particolare perchè Internet, la piattaforma che oggi abilita la fruizione di servizi digitali è un&#8217;infrastruttura a rischio di virus, spamming, interruzioni fisiche, aumento dei nodi e sovraccarico funzionale.Per intervenire su questa fragilità La Commissione Europea ha proposto il famoso pacchetto Telecom, che però è stato bocciato dal Parlamento perchè rischiava di creare nuove povertà digitali e di favorire i soliti noti, senza dare alcuna garanzia di sviluppo, né di concorrenza né di inclusione sociale. Occorre un nuovo quadro regolatorio allora, è necessario investire sulla diffusione della banda larga di sicuro, ma non basterebbe comunque a ridurre il digital divide nel Belpaese. dove il divario è di tipo culturale, generazionale, cognitivo, di genere.<br />
E da questo punto di vista non si può fare a meno di pensare al dato macroscopico che ogni linguista ha in mente. Cioè il fatto che in Italia c&#8217;è qualcosa come il 36,5% di analfabetismo funzionale (media UE : 14,9%) : persone che a fatica riescono a leggere i titoli dei giornali e a scrivere il proprio nome cognome e indirizzo e che alla Poste hanno bisogno dell&#8217;aiuto degli impiegati per mandare una raccomandata.<br />
Quindi è vero che i problemi sono infrastrutturali, ma il quadro regolatorio e le politiche attive di alfabetizzazione alla rete sono assai importanti. Ora, lasciamo perdere il fatto che certe fortune politiche sarebbero inconcepibili senza questo dato. E&#8217; comunque evidente che queste persone difficilmente si metteranno in casa un attrezzo dotato di tastiera QWERTY, per accedere a un mondo dove le cose si cercano scrivendo delle parole. Insomma, non basta parlare del sottosviluppo di Internet in Italia, senza parlare dell&#8217;analfabetismo funzionale degli italiani. E su questo a parte la riduzione dell&#8217;offerta formativa universitaria, il numero degli insegnanti nella scuola primaria e l&#8217;obbligo di mettere il grembiule, non c&#8217;è uno straccio di proposta.</p>
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		<title>Di: Arturo Di Corinto</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-206</link>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 08:46:57 +0000</pubDate>
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		<description>Internet è la più grande agorà pubblica che l’umanità abbia mai conosciuto, ma non è democratica perché non tutti sanno usarla, non a tutti è consentito accedervi e a dispetto di quello che si pensa è un bene scarso, distribuito nel mondo in maniera ineguale.
Eppure l’accesso a Internet è ormai un corollario fondamentale del diritto alla libertà individuale, perché fornisce quegli strumenti critici attraverso i quali ci si forma un’opinione, e il suo utilizzo è dientata la precondizione per potere esercitare gli altri diritti, come la libertà di opinione e di espressione. Secondo Hamadoun Toure, segretario generale dell’International Telecommunication Union (ITU), «i governi del mondo dovrebbero considerare la rete un’infrastruttura di base, come le strade, lo smaltimento dei rifiuti e l’acqua. Ma l’idea che Internet sia un diritto fondamentale dei moderni è lontana dai nostri lidi. Anche nella ricca Europa solo la Finlandia nel 2009 ha stabilito per legge che a ogni cittadino deve essere garantita ua connessione a 100 Mb, perchè la rete è uno strumento grazie al quale ciascun individuo può allargare le sue possibilità sia di crescita culturale che economica, come previsto dalla Costituzione.

In Italia invece, come se non bastassero le leggi che puntano a imbavagliare Internet, appensantendo i produttori indipendenti di contenuti e i fornitori di servizi con gabelle, norme e concessioni, la rete è insufficiente per le necessità di imprese, cittadini, istituzioni. Il presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò lo ha detto senza mezzi termini durante la consueta relazione parlamentare annuale: “La Rete è a rischio collasso”. La domanda allora sorge spontanea. Che fine ha fatto il Wi-Max? Dopo l’asta milioniaria (135 milioni) per le concessioni agli operatori, si è fermato tutto. Eppure il Wi-Max è una tecnologia di trasmissione senza fili a banda larga quattro volte più veloce di quella UMTS. Pensato per le aree urbane e metropolitane il Wi Max è considerato dagli esperti l’uovo di colombo per battere il digital divide soprattutto nella aree dove per le compagnie telefoniche non è profittevole investire a causa delle asperità del territorio, dei vincoli urbanistici, archeologici, e ambientali. E allora perché non la si usa in Italia? La risposta è semplice: vincoli burocratici, ritardi legislativi, e soprattutto situazione di oligopolio delle grandi compagnie che vogliono continuare a sfruttare le vecchie tecnologie UMTS le quali consentono margini di guadagno maggiori. E il piano Romani per la banda larga? Che fine ha fatto il progetto di dare almeno 20 mega di connettività garantita a tutti gli italiani entro il 2012? Il piano non è mai decollato perchè non sono mai stati stanziati gli 800 milioni (su 1471) del pacchetto base. Perchè?
Perchè sono stati usati per altri fini: persino per finanziare le missioni in Afghanistan. E il dividendo digitale? Che fine ha fatto l’idea di utilizzare quell’ampia porzione dello spettro radio liberato dall’avvento del digitale terrestre nel passaggio dalla TV analogica alla TV digitale? Un utilizzo efficiente dello spettro radio nelle intenzioni dei governi europei doveva facilitare l’accesso alla banda larga mobile, garantire una trasmissione di alta qualità ed ampliare la scelta dei consumatori sul piano dei futuri servizi senza fili. Ma non è successo. Perchè? Perchè in Italia le frequenze liberate sono state assegnate alle società che già detenevano licenze nell’analogico, non é stata fatta nessuna assegnazione di merito e nessuna gara pubblica. Insomma, si sono ignorate le più basilari regole democratiche e di mercato, trasferendo semplicemente l’oligopolio televisivo dall’analogico al digitale. E’ per questo che l’opposizione parlamentare e le associazioni di cittadini insistono che lo spazio liberato vada riallocato per altri scopi, la connettività a banda larga per Internet, magari facendo cassa per i bisogni dello Stato con un’asta, come in Germania, dove ha fruttato circa tre miliardi al governo, e contribuire al risanamento dei conti pubblici. Ma il motivo per cui non si fa da noi è probabilmente che le frequenze devono restare a chi le occupa ora, in Italia, come Rai e Mediaset. Sempre gli stessi, mentre solo una minima parte sarà assegnata a nuovi entranti. Insomma negli anni scorsi lo stato ha speso soldi per favorire la diffusione dei decoder digitali e oggi non si trovano i soldi per far partire la banda larga necessaria a esercitare il pieno diritto alla cittadinanza digitale.

Se siamo ai primi posti in Europa per costo dei servizi e concorrenza nella telefonia, e siamo sotto la media Ue per diffusione della banda larga un motivo c’è: tutto viene sacrificato in nome della prosperità delle aziende telefoniche e televisive esistenti. In Italia queste ultime sono controllate dal presidente del Consiglio che è il più grande editore italiano, l’azionista di riferimento della Rai e per molti mesi ministro ad interim delle telecomunicazioni. Ma Berlusconi oggi è interessato anche all’acquisto di Telecom. Sarà un caso se la rete in Italia non decolla?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Internet è la più grande agorà pubblica che l’umanità abbia mai conosciuto, ma non è democratica perché non tutti sanno usarla, non a tutti è consentito accedervi e a dispetto di quello che si pensa è un bene scarso, distribuito nel mondo in maniera ineguale.<br />
Eppure l’accesso a Internet è ormai un corollario fondamentale del diritto alla libertà individuale, perché fornisce quegli strumenti critici attraverso i quali ci si forma un’opinione, e il suo utilizzo è dientata la precondizione per potere esercitare gli altri diritti, come la libertà di opinione e di espressione. Secondo Hamadoun Toure, segretario generale dell’International Telecommunication Union (ITU), «i governi del mondo dovrebbero considerare la rete un’infrastruttura di base, come le strade, lo smaltimento dei rifiuti e l’acqua. Ma l’idea che Internet sia un diritto fondamentale dei moderni è lontana dai nostri lidi. Anche nella ricca Europa solo la Finlandia nel 2009 ha stabilito per legge che a ogni cittadino deve essere garantita ua connessione a 100 Mb, perchè la rete è uno strumento grazie al quale ciascun individuo può allargare le sue possibilità sia di crescita culturale che economica, come previsto dalla Costituzione.</p>
<p>In Italia invece, come se non bastassero le leggi che puntano a imbavagliare Internet, appensantendo i produttori indipendenti di contenuti e i fornitori di servizi con gabelle, norme e concessioni, la rete è insufficiente per le necessità di imprese, cittadini, istituzioni. Il presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò lo ha detto senza mezzi termini durante la consueta relazione parlamentare annuale: “La Rete è a rischio collasso”. La domanda allora sorge spontanea. Che fine ha fatto il Wi-Max? Dopo l’asta milioniaria (135 milioni) per le concessioni agli operatori, si è fermato tutto. Eppure il Wi-Max è una tecnologia di trasmissione senza fili a banda larga quattro volte più veloce di quella UMTS. Pensato per le aree urbane e metropolitane il Wi Max è considerato dagli esperti l’uovo di colombo per battere il digital divide soprattutto nella aree dove per le compagnie telefoniche non è profittevole investire a causa delle asperità del territorio, dei vincoli urbanistici, archeologici, e ambientali. E allora perché non la si usa in Italia? La risposta è semplice: vincoli burocratici, ritardi legislativi, e soprattutto situazione di oligopolio delle grandi compagnie che vogliono continuare a sfruttare le vecchie tecnologie UMTS le quali consentono margini di guadagno maggiori. E il piano Romani per la banda larga? Che fine ha fatto il progetto di dare almeno 20 mega di connettività garantita a tutti gli italiani entro il 2012? Il piano non è mai decollato perchè non sono mai stati stanziati gli 800 milioni (su 1471) del pacchetto base. Perchè?<br />
Perchè sono stati usati per altri fini: persino per finanziare le missioni in Afghanistan. E il dividendo digitale? Che fine ha fatto l’idea di utilizzare quell’ampia porzione dello spettro radio liberato dall’avvento del digitale terrestre nel passaggio dalla TV analogica alla TV digitale? Un utilizzo efficiente dello spettro radio nelle intenzioni dei governi europei doveva facilitare l’accesso alla banda larga mobile, garantire una trasmissione di alta qualità ed ampliare la scelta dei consumatori sul piano dei futuri servizi senza fili. Ma non è successo. Perchè? Perchè in Italia le frequenze liberate sono state assegnate alle società che già detenevano licenze nell’analogico, non é stata fatta nessuna assegnazione di merito e nessuna gara pubblica. Insomma, si sono ignorate le più basilari regole democratiche e di mercato, trasferendo semplicemente l’oligopolio televisivo dall’analogico al digitale. E’ per questo che l’opposizione parlamentare e le associazioni di cittadini insistono che lo spazio liberato vada riallocato per altri scopi, la connettività a banda larga per Internet, magari facendo cassa per i bisogni dello Stato con un’asta, come in Germania, dove ha fruttato circa tre miliardi al governo, e contribuire al risanamento dei conti pubblici. Ma il motivo per cui non si fa da noi è probabilmente che le frequenze devono restare a chi le occupa ora, in Italia, come Rai e Mediaset. Sempre gli stessi, mentre solo una minima parte sarà assegnata a nuovi entranti. Insomma negli anni scorsi lo stato ha speso soldi per favorire la diffusione dei decoder digitali e oggi non si trovano i soldi per far partire la banda larga necessaria a esercitare il pieno diritto alla cittadinanza digitale.</p>
<p>Se siamo ai primi posti in Europa per costo dei servizi e concorrenza nella telefonia, e siamo sotto la media Ue per diffusione della banda larga un motivo c’è: tutto viene sacrificato in nome della prosperità delle aziende telefoniche e televisive esistenti. In Italia queste ultime sono controllate dal presidente del Consiglio che è il più grande editore italiano, l’azionista di riferimento della Rai e per molti mesi ministro ad interim delle telecomunicazioni. Ma Berlusconi oggi è interessato anche all’acquisto di Telecom. Sarà un caso se la rete in Italia non decolla?</p>
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		<title>Di: Valerio</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-205</link>
		<dc:creator>Valerio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 01:55:31 +0000</pubDate>
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		<description>In considerazione della scadenza, prendo tempo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In considerazione della scadenza, prendo tempo!</p>
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		<title>Di: Alex Brollo</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-204</link>
		<dc:creator>Alex Brollo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:53:35 +0000</pubDate>
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		<description>Lamentati... potrebbe smettere di girare anche quello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lamentati&#8230; potrebbe smettere di girare anche quello.</p>
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	<item>
		<title>Di: Nicola</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-202</link>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 08:13:23 +0000</pubDate>
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		<description>Siamo già in Cina solo che gira l&#039; euro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo già in Cina solo che gira l&#8217; euro</p>
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		<title>Di: Arturo Di Corinto</title>
		<link>http://www.azunicode.it/comment-page-2/#comment-201</link>
		<dc:creator>Arturo Di Corinto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 15:46:33 +0000</pubDate>
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		<description>Un esempio di best practice per affrontare i temi della governance della rete è questo:
Digital Agenda: Public Consultation on net neutrality and Internet freedom
http://ec.europa.eu/information_society/policy/ecomm/doc/library/public_consult/net_neutrality/nn_questionnaire.pdf
La scadenza è il 30 settembre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un esempio di best practice per affrontare i temi della governance della rete è questo:<br />
Digital Agenda: Public Consultation on net neutrality and Internet freedom<br />
<a href="http://ec.europa.eu/information_society/policy/ecomm/doc/library/public_consult/net_neutrality/nn_questionnaire.pdf" rel="nofollow">http://ec.europa.eu/information_society/policy/ecomm/doc/library/public_consult/net_neutrality/nn_questionnaire.pdf</a><br />
La scadenza è il 30 settembre.</p>
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