Internet è il fenomeno che maggiormente, nella storia dell’umanità, ha rivoluzionato regole, processi e abitudini sociali, offrendo grandi opportunità e, conseguentemente, ponendo importanti sfide ad una società ancorata a pratiche e paradigmi provenienti dal passato.
La “Rete” rappresenta l’infrastruttura tecnologica su cui si basa la società dell’informazione, attraverso la quale si crea e si veicola cultura, si produce informazione e partecipazione, si costruiscono relazioni economiche e sociali, prendono nuove forme i diritti dei cittadini.
Ideata negli anni ‘70, Internet deve però oggi non solo fare i conti con i rischi di limitazioni tecniche che possono ostacolare il suo utilizzo, nonché potenziale di crescita, ma anche affrontare l’insorgere di nuovi timori che possono determinare reazioni avverse: la sempre maggiore diffusione delle tecnologie informatiche, insieme alla condivisione con un numero elevatissimo e crescente di utenti delle risorse reperibili in rete, pone nuove e più profonde sfide per scala e velocità degli impatti sulle strutture tradizionali, per temi quali, ad esempio, la protezione della privacy e della sicurezza dei dati, la tutela dei segmenti più deboli o posti ai margini delle opportunità rese dal digitale, la garanzia della libertà di espressione dei singoli e dei popoli.
Non è dunque un caso che la governance di Internet sia in misura crescente oggetto di attenzioni, anche contrapposte, da parte dei policy makers.
Per noi, occuparsi della governance di Internet significa adoperarsi, con un approccio aperto, partecipato e trasparente, per garantirne uno sviluppo continuo e democratico ed assicurare che tutto il potenziale di crescita economica e democratica collegato alla Rete possa esprimersi in modo aperto e libero. Significa seguire la nascita e lo sviluppo di fenomeni complessi che le istituzioni preposte non sempre riescono a prevedere, regolare e/o contrastare con la necessaria immediatezza, considerata anche la crescita stocastica del numero degli internauti.
Iniziative regolamentari per Internet infatti non sono mancate. Esse, tuttavia, sono risultate spesso parziali: impongono limiti alla Rete e dicono che cosa non fare.
Nonostante ciò, aumentano gli usi impropri della Rete e la loro pubblicizzazione, si incrementano i reati on line, le violazioni dei diritti, con il risultato di minare la fiducia degli utenti e conseguentemente limitare le prospettive di sviluppo. Ciò deriva dal fatto che, all’interno di Internet, il modello di “crime & punishment” appare, almeno parzialmente, inadeguato e inefficace rispetto alle forme giuridiche invocate dalla moderna economia istituzionale.
Passi ancora più piccoli sono stati fatti per definire i principi di base cui la governance di Internet dovrebbe ispirarsi ed ai quali qualunque individuo, in ogni luogo del mondo, possa riferirsi.
Immaginare la costruzione della governance di Internet seguendo vecchi paradigmi è anacronistico. In questo senso, le indicazioni espresse in occasione del World Summit on the Information Society di Tunisi nel 2005 promosso dalle Nazioni Unite, con la creazione dei Forum sulla Governance di Internet (IGF), hanno rotto vecchi schemi e hanno indicato nuove metodologie.
Appare chiaro che non si deve abbandonare questo tracciato: la strada da percorrere è ovviamente quella di mettere insieme tutti gli stakeholders per favorire un processo di regolamentazione concertato e condiviso “dal basso”.
Per fare ciò, anche alla luce del calendario di appuntamenti internazionali pianificati dalle Nazioni Unite con gli Internet Global Forum (il prossimo a Vilnius in Lituania a settembre 2010), è necessario riflettere sui next steps di Internet e impegnarci a proseguire l’elaborazione, in modo collaborativo, di un contributo condiviso, che definisca principi e strumenti atti a gestire in modo armonioso lo sviluppo della Rete e la nascita di una “tangibile” cittadinanza digitale globale, entrambe comunque saldamente fondate sulla tutela dei diritti della persona.
















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